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Lavori pubblici che si fermano e imprese che li abbandonano? Cronaca di una morte annunciata

Costruzioni edili - click per ingrandire 08/02/10

Ancona - Il fatto che gli appalti di 70 alloggi popolari di Collemarino e via Sacripanti si siano bloccati e che l’Erap abbia rescisso i contratti con le imprese per gravi inadempienze, non ci ha stupito, anzi conferma quanto ripetiamo da tempo all’Erap, alla Regione e ai Comuni; con queste gare e a questi prezzi stracciati gli appalti sono vinti spesso da pessime imprese e di conseguenza pessime opere, quando si riescono ad avere, sono il risultato! Tutto ciò mentre il sistema locale delle imprese rischia il disfacimento.
Infatti, la gran parte dei lavori pubblici delle Marche e la relativa spesa pubblica finisce a imprese provenienti da ogni parte d’Italia, che non hanno nulla da perdere e offrono ribassi abnormi; peggio se i prezzi sono bassi in partenza, come per l’Erap. Abbiamo seri dubbi che a tali livelli di prezzo si possano garantire qualità dell’opera, la giusta retribuzione e la sicurezza dei lavoratori.
In tale contesto, a rischiare di più sono proprio le imprese che vogliono eseguire i lavori a regola d’arte rispettando le norme sulla sicurezza e il lavoro, perché sono costrette a competere su livelli insostenibili solo per non fermarsi; tra queste certamente le imprese locali, che nel loro territorio hanno rapporti e reputazione da difendere.
Riteniamo sconsiderato che gli enti appaltanti siano soddisfatti dei risparmi che si fanno con i prezzi stracciati, il risparmio infatti è solo apparente; i costi e i tempi per riappaltare e finire i lavori saranno sempre superiori, solo il fermo cantiere e il contenzioso generano costi aggiuntivi. Si tratta di maggiori oneri a carico delle finanze pubbliche che un comportamento più corretto e lungimirante potrebbe evitare.
Occorre poi ricordare che le opere pubbliche, come le case popolari, costituiscono un servizio urgente per i cittadini e ritardi di anni costituiscono un danno che si evita di quantificare.
Abbiamo più volte indicato come svolgere gare d’appalto che garantiscano gli Enti, la qualità delle imprese scelte e dei loro lavori, sistemi che tutelano, automaticamente, il tessuto produttivo locale.
Per le gare sotto i 500.000 euro, l’Ente può adottare forme discrezionali di invito delle imprese e auspichiamo che vengano invitate imprese di nota affidabilità evitando, dove possibile, il massimo ribasso mediante il sistema delle “medie”.
Per le gare di maggiore importo la gara va svolta non solo sul prezzo, ma anche sulla qualità delle proposte tecniche ed esecutive delle imprese; si tratta di gare in cui solo le imprese veramente motivate e attrezzate possono partecipare, il che rappresenta una garanzia in partenza.
Infine gli enti devono imparare, nelle gare al massimo ribasso, a escludere, come previsto dalla legge, le imprese che fanno ribassi sconsiderati.
I sistemi quindi ci sono, anche se comportano un maggior carico di lavoro e qualche responsabilità in più per dirigenti e funzionari; tale sforzo del settore pubblico è oggi indispensabile, sia perché garantisce in minor tempo buoni servizi alla collettività, sia perche tutela il sistema delle imprese, facendoci uscire prima dalla crisi.

Redazione Anconainforma.it

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Commenti
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  • 08/02/10 Da: profano curioso - tutto vero, ma le aggiudicazioni all' offerta piu' vicina alla media danno luogo a "cordate" tra imprese che, a turno si spartiscono gli appalti. Non si potrebbe combinare massimo ribasso piu' adeguate fidejussioni ?
  • 08/02/10 Da: pippo - perche' per le opere pubbliche non si paga al collaudo del bene come si fa' con tutti gli altri beni che si vendono all'amministrazione pubblica? i palazzinari non ce la fanno senza anticipi? cavoli loro, cambiano mestiere!!!
    sono stufo di regalare soldi ai palazzinare e vedere solo scheletri
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