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Moie: Bora, si muove la Regione

La commissione Attività produttive chiama proprietà e sindacati

22/01/10

Moie (Ancona) - Si muove la Regione per tentare di dirimere la controversa vertenza della Bora srl, l’azienda specializzata nella produzione di stampi e stampaggi e che ora rischia di fallire (a causa del pesante stato passivo) nonostante gli ordinativi da smaltire, i macchinari di cui dispone e la manodopera qualificata su cui fare affidamento. La commissione regionale Attività produttive presieduta da Katia Mammoli ha convocato proprietà e sindacati della Bora per un confronto a tutto campo allo scopo di individuare una possibile via d’uscita alla crisi che rischia di finire in un punto di non ritorno. Prosegue così l’intensa attività della Regione per quanto concerne la crisi occupazionale che sta investendo pure la Vallesina. La presidente Katia Mammoli ha convocato nella sede del consiglio regionale in piazza Cavour ad Ancona, una riunione alla quale ha invitato la proprietà e le Rsu della ditta Bora di Moie.

“ La crisi che ha colpito l’azienda Bora - ha detto la Mammoli, che nei giorni scorsi aveva sfilato con i 124 dipendenti che rischiano il posto - investe un territorio già colpito duramente dalla recessione. La Regione sta facendo tutto quanto è possibile per poter evitare il fallimento e la perdita di lavoro ai 124 dipendenti. Per questo si è convocata questa riunione per tenere alta l’attenzione su questo difficile problema”.

La commissione nel corso della mattinata si vedrà poi con il Comitato di partecipazione attiva relativo all’indagine epidemiologica presso la popolazione residente nell’area di esposizione alla raffineria Api di Falconara Marittima. L’incontro, richiesto da tempo dal Comitato è stato anche sollecitato da diversi consiglieri regionali. Ma è la crisi della Bora a tenere sotto scacco pure la realtà di Moie. In 124 rischiano di perdere il posto. Nei giorni scorsi i dipendenti erano scesi in strada, con tanto di blocco del traffico, per sollecitare le istituzioni. Ma il grido disperato e d’allarme di chi teme la perdita del lavoro è rivolto in particolare alle banche che non hanno aderito al concordato per salvare l’azienda.

Redazione Anconainforma.it


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